Fino ad alcuni anni fa il DOC era considerata una malattia bizzarra e spesso si riteneva che potesse essere una forma di psicosi e si pensava che non fosse possibile trattarla.
Le cause delle ossessioni possono essere attribuibili a fattori neurobiologici, ambientali e cognitivi.
Teorie cognitivo – comportamentali e biochimiche
Stanley J. Rachman ha dimostrato come in tutte le persone sono presenti pensieri di tipo ossessivo, che tendono a scomparire. Ma alcune persone sono più facilmente vulnerabili, sono più predisposti. Vi può essere un’elevata auto-critica, si è troppo severi con sé stessi. In alcuni periodi di stress o di disagio questi pensieri diventano più persistenti, più intrusivi. In queste situazioni di disagio i pensieri o impulsi che giungono alla persona possono essere inaccettabili. Il pensiero crea un elevato disagio ed angoscia. Questo stato facilita l’aumento dei pensieri disturbanti. Per alleviare la sofferenza vengono emesse le compulsioni, cioè comportamenti ripetitivi, che momentaneamente la riducono. Riducendo il disagio la persona si convince della pericolosità dei pensieri e che devono essere in tutti i modi controllati. Diventa un circolo vizioso.
Chi soffre di DOC può avere alcuni pregiudizi e modi errati di pensare.
Valutazione della minaccia: gli ossessivi non vogliono che vi siano anche minimi rischi. Non accettano che vi possa essere una probabilità negativa. Tutti sappiamo che può essere rischioso traversare la strada ma non per questo non la traversiamo.
Ragionamento epistemologico: gli ossessivi partano dal concetto che una situazione è pericolosa se non si dimostra che è sicura. Dimostrare che una situazione è priva di rischi è molto difficile, se non impossibile. E’ impossibile dimostrare che nel dare la mano ad una persona non ci si infetti. Quindi, se non lo si può dimostrare, si deve evitare di toccare la mano ad una persona.
Recenti ricerche hanno dimostrato analizzando il cervello delle persone affette da DOC, con l’impiego della Tomografia ad Emissioni di Positroni (PET), che si evidenziano anomalie dei lobi frontali e nei gangli basali. Si è inoltre riscontrato che la corteccia orbitale è eccessivamente attivata, è surriscaldata. E’ presente un eccessivo consumo energetico.
La corteccia orbitale ha la funzione di verificare se vi è un errore, se si deve fare o non fare una certa cosa. E’ la sede dove si fondono emozioni e pensiero.
Altri recenti studi hanno dimostrato che con la terapia comportamentale o i farmaci il miglioramento del paziente corrisponde ad una modificazione del cervello. In ogni caso si è di mostrato che modificando il comportamento si modifica anche il cervello, si riesce a renderlo più “freddo” e quindi meno attivo.
La terapia efficace per il DOC è quella cognitivo – comportamentale che, come si è visto in precedenza, aiuta il paziente ad “esporsi” alle situazioni o immagini che gli creano disagio. Lo incoraggia a non emettere la compulsione, in un primo momento solo a ritardarla di alcuni minuti ad alcune ore, e poi a sopprimerla. All’inizio l’ansia che prova il cliente è elevata, poi gradualmente con la costante pratica l’ansia si riduce.
In recenti ricerche di Edna Foa e Michael Kozak su oltre 300 pazienti si è visto che al termine del trattamento cognitivo – comportamentale il 76% di clienti continuava a mantenere i risultati dai tre mesi ai sei anni. Ultimamente si fanno anche dei programmi, dopo un primo momento di trattamento intensivo, per mantenere i risultati ottenuti ed evitare le ricadute.
La psicoterapia tradizionale non ha dato risultati del trattamento dei DOC.
Per una persona non affetta da DOC è molto difficile capire le ossessioni e le compulsioni.
Mi ricordo, ad esempio, quando ero ragazzo, di un signore che, quando parcheggiava la macchina davanti alla nostra abitazione, appena scendeva iniziava a controllare le porte. Verificava che tutte le porte fossero ben chiuse, poi, finito il giro di controllo delle porte, passava alle gomme. Dava un calcio alla gomma anteriore destra poi alla posteriore destra e passava a prendere a calci quelle dal lato sinistro. Rispettava sempre lo stesso ordine, prima le maniglie e poi le gomme. Poi si avviava verso casa. Io, mio fratello e i miei genitori osservavamo quest’uomo, perché parcheggiava l’auto all’ora del pranzo. Alcune volte, dopo aver fatto tutta la sequenza, si allontanava dalla macchina per andare verso casa, ma si fermava, e ritornava indietro e rifaceva tutta la sequenza. Spesso la rifaceva tre o quattro volte. Noi osservavamo attenti e scommettevamo su quante volte sarebbe tornato indietro. Terminato di osservare il rituale, tornavamo a pranzo e sorridevamo di quest’uomo. Non sapevamo che soffrisse di DOC.
In questo caso, noi osserviamo dei comportamenti: le compulsioni. In altri casi non si osservano dei comportamenti, la persona ha un pensiero fisso in mente. In questo caso sono presenti solo ossessioni.
Le ossessioni
Le ossessioni sono dei pensieri, immagine o impulsi inaccettabili. Possono essere di molti tipi, dalla paura di contaminarsi, di lasciare accesa la luce, di potere fare male ad una persona della famiglia. Le ossessioni sono di diversi tipi. Questi pensieri sono costanti e continui. Invadono la mente, è un po' come se la persona avesse dentro di sé un'altra entità. È come immaginare di avere dentro di sé “alien”, che si nutre quando uno cede. E’ il DOC che si alimenta quando la persona lo asseconda, e quando si cede diventa sempre più grande.
Le compulsioni.
Lavarsi ripetutamente le mani, controllare costantemente se si sono chiuse porte o finestre, riepilogare più volte tutto ciò che si fatto sul lavoro, sommare e dividere numeri, ripetere numeri o parole sono tutti comportamenti coatti. La persona affetta da D.O.C è consapevole che i suoi comportamenti sono assurdi e insensati. Pur essendo consapevole, la persona non riesce ad arrestarli, alcune volte cerca di ridurli, di non cedere ma i suoi tentativi non danno risultati. In alcuni casi la persona è costretta ad effettuare il rituale anche per ore.
La persona non può sottrarsi al pensiero o all’immagine disturbante e per ridurre il disagio deve emettere la compulsione. Ha una voce interna che gli dice : “Se non fai il rituale, ti potrà succedere…” e immediatamente deve rispondere con le compulsioni. Questa voce interna gli dice: “stai attento che è sporco”, “Stai attento che è infetto”, “Stai attento che hai dimenticato la porta aperta”. Questi impulsi non desiderati creano un’elevata ansia e, a quel punto, la persona cede, emettendo un rituale che le riduce momentaneamente l’ansia. E’ una forma di protezione. Ma effettuando il rituale non fa che alimentare il DOC.
Da "Ricomincia da te" di Enrico Rolla
Scritto da iwatson
il 21.11.2007 | Permalink | Commenti (0) | Trackback (0)
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