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   <title>Mind Insight.it</title>
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   <updated>2008-10-07T09:04:54Z</updated>
   <subtitle>Se pensate che l’educazione costi cara è perché non sapete quanto costa l’ignoranza. Sapere è avere una visione d’insieme, vedere tutto dall’alto.Vi erano due uova che stavano per schiudere ed una chiede all’altra: “Cosa vuoi diventare da grande?” “Io voglio diventare un’ostrica perché potrò adagiarmi sul fondo del mare. Sarà il mare a darmi il nutrimento, non dovrò faticare per il cibo, la mia vita scorrerà sempre uguale, non avrò scossoni, non dovrò affrontare le difficoltà.. E tu cosa vuoi diventare?”. “Io voglio diventare un’aquila, forse all’inizio non sarà facile volare ma poi vedrò tutto dall’alto.”</subtitle>

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   <title>Il trattamento cognitivo comportamentale per perdere peso</title>
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   <published>2008-10-07T09:01:31Z</published>
   <updated>2008-10-07T09:04:54Z</updated>
   
   <summary>La terapia cognitivo comportamentale è un programma basato scientificamente sviluppato dopo anni di ricerca fra i più efficaci approcci per la perdita di peso. Essa consiste in tre stadi basilari: 1- cambiamento dei comportamenti alimentari 2- sfida alle proprie cognizioni,...</summary>
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      La terapia cognitivo comportamentale è un programma basato scientificamente sviluppato dopo anni di ricerca fra i più efficaci approcci per la perdita di peso. Essa consiste in tre stadi  basilari:
1-	cambiamento dei comportamenti alimentari
2-	sfida alle proprie cognizioni, agli schemi psicologici e ai pensieri disfunzionali che  
                conduce ad un modo di mangiare salutare 
3-	mantenimento a lungo termine della perdita del peso





      FASE 1
·	imparare a riconoscere e a ristrutturare gli schemi alimentari distruttivi
·	acquisire controllo sulle abbuffate
·	educazione sulle necessità nutrizionali e la fame
·	identificare alternative al mangiare sociale ed emozionale
·	iniziare un programma di esercizio gestibile 
·	diminuire  le calorie per una stabile e stabile perdita di peso  

FASE 2
·	identificare le distorsioni cognitive
·	ristrutturare il pensiero per promuovere il successo piuttosto che la vergogna e la  
                sfiducia
·	ridurre la depressione e l’ansietà
·	aumentare il supporto sociale e migliorare le relazioni esistenti
·	imparare la capacità di gestire lo stress
·	migliorare l’immagine del coro e la sicurezza di sé

FASE 3
·	sviluppo di piani individualizzati di gestione del peso
·	prevenzione della ripresa del peso
·	motivazione al mantenimento per uno stile di vita salutare
·	rafforzare abilità nelle strategie per le situazioni di sfida e i futuri regressi

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   <title>Cadere dalla sedia</title>
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   <published>2008-09-04T10:09:08Z</published>
   <updated>2008-09-04T10:14:49Z</updated>
   
   <summary>Un noto attore di teatro, si trova a Torino per alcune recite. Dovrà rimanere in città per circa un mese. Dopo un breve giro per Torino, ritorna in teatro tutto trafelato ed è in preda ad un profondo sconforto. Rivolgendosi...</summary>
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      Un noto attore di teatro,  si trova  a Torino per alcune recite. Dovrà rimanere in città per circa un mese. Dopo un breve giro per Torino, ritorna in teatro tutto trafelato ed è in preda ad un profondo sconforto. Rivolgendosi ad un amico dice: “Sono entrato in alcuni negozi, ho passeggiato per la città. Non ho trovato nessuno che mi abbia riconosciuto!”.
	
Probabilmente non amerà più molto Torino. Ma sarà riuscito a scendere dall’altezza del suo successo su cui era stato o si era posto?

Da &quot;Il problema non è mio è tuo&quot; di Enrico Rolla
      
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   <title>La terapia cognitivo comportamentale dell&apos;obesità</title>
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   <published>2008-09-02T07:59:37Z</published>
   <updated>2008-09-02T08:04:13Z</updated>
   
   <summary>La terapia cognitivo comportamentale applica le conoscenze raccolte attraverso la ricerca psicologica applicata e di base e gli ambiti ad essa correlati (ad esempio l’apprendimento, la memoria, le emozioni, la fisiologia) ai problemi che quotidianamente affrontiamo. I passati 40 anni...</summary>
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      La terapia cognitivo comportamentale applica le conoscenze raccolte attraverso la ricerca psicologica applicata e di base e gli ambiti ad essa correlati (ad esempio l’apprendimento, la memoria, le emozioni, la fisiologia) ai problemi che quotidianamente affrontiamo.
I passati 40 anni di ricerca ci hanno insegnato molto circa il controllo del peso, ma molte di queste conoscenze non sono penetrate nella saggezza popolare e convenzionale o gli interventi dei media in materia. 
      Per esempio, molti teorici sono dell’avviso che l’obesità sia un segno di nevrosi o un qualche tipo di debolezza psicologica. In contrasto, la ricerca confrontando persone in sovrappeso con persone non in sovrappeso non ha confermato questo punto di vista.
Le persone in soprappeso sono esattamente tanto intelligenti ed esattamente tanto ben adattate (o mal adattati) delle persone che non sono in soprappeso.
Comunque le persone in soprappeso differiscono considerevolmente dai loro pari più magri nei modi in cui i loro corpi lavorano. Per esempio, il corpo di una persona in soprappeso, se paragonato a quello di una persona che non lo è, ha:

Ø Molte più cellule grasse (che agiscono come piccoli passeri con i loro becchi spalancati tutto il tempo)
Ø Un’abilità più grande nell’immagazzinare il cibo più efficientemente (chiamata “termogenesi indotta dalla dieta”)
Ø Differenti livelli di ormoni ed enzimi che massimizzano l’immagazzinamento di grasso e l’attacco di fame
Ø Una tendenza a trasportare ogni grasso consumato nel deposito (cioè nelle cellule grasse) piuttosto che nei muscoli per essere usati come energia.

La terapia cognitivo comportamentale può aiutare le persone in sovrappeso a gestire la loro sfortunata biologia in modo più efficace. La terapia cognitivo comportamentale li aiuta a diventare auto-regolatori più abili nel portare a termine dei fini, osservare se stessi sistematicamente, essere impegnati e gestire lo stress della vita quotidiana, svolgere attività fisica con costanza in modo da contrastare l&apos;aumento ponderale.

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   <title>L&apos;approccio cognitivo comportamentale</title>
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   <published>2008-09-02T07:40:11Z</published>
   <updated>2008-09-02T07:44:26Z</updated>
   
   <summary>Quando stiamo male siamo soliti attribuire la causa del nostro disagio a situazioni o eventi esterni. Ma se ciò fosse vero, come mai di fronte ad uno stesso evento un individuo sviluppa paura e un altro la supera? Perché tra...</summary>
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      Quando stiamo male siamo soliti attribuire la causa del nostro disagio a situazioni o eventi esterni. Ma se ciò fosse vero, come mai di fronte ad uno stesso evento un individuo sviluppa paura e un altro la supera? Perché tra due persone che hanno avuto un incidente d’auto, una riprende a guidare e l’altra non riesce più a prendere il volante in mano?
Questi esempi sono la dimostrazione che nel nostro disagio giocano un ruolo di primo piano il modo con cui interpretiamo le situazioni e i comportamenti che mettiamo in atto.

      
Quando proviamo disagio può accadere che sia l’ansia a decidere per noi. In questi casi spesso cediamo e sviluppiamo paure, depressione, fobie o ossessioni.
Dopo un po’ di tempo penseremo di noi stessi “sono fatto così” e finiremo per giustificarci bloccando ogni possibilità di apprendimento.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, parte dalla constatazione che abbiamo imparato a provare disagio: lo studio scientifico di questo apprendimento ha permesso di sviluppare strumenti e strategie di trattamento.

Modificando i propri pensieri e comportamenti e acquisendo nuove abilità la persona apprenderà a fronteggiare e ridurre le proprie ansie, tristezze, paure.

Le ricerche degli ultimi 50 anni pubblicate da enti quali Clinical Evidence, NIMH, OMS, NICE, dimostrano l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale per quanto riguarda il trattamento di disturbi d’ansia, depressione e altre condizioni di disagio psicologico.

In che modo possiamo stare meglio con la psicologia? Per capirlo dobbiamo prima di tutto lasciare da parte la concezione classica di terapia psicologica.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale non ha infatti come scopo principale quello di scoprire i traumi o i conflitti legati all’infanzia, si occupa piuttosto di incrementare le abilità e i comportamenti utili a superare il disagio, riducendo al contempo comportamenti e pensieri disfunzionali.
Enrico Rolla, psicologo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale nel libro “Così non mi piaccio” sottolinea inoltre l’importanza dell’umorismo e del pensiero positivo come strumento efficace per aiutare e aiutarsi nei momenti di difficoltà. 
Vincere le nostre ansie e paure sarà più facile se riusciremo a prenderci gioco e ridere di noi stessi!
Iniziando poi ad adottare nuovi comportamenti, più funzionali, rinforzeremo la nostra visione positiva e apprenderemo a stare bene.

Ma quanto ci vuole per cambiare questi comportamenti?
Enrico Rolla spiega: “modificare se stessi è sempre possibile, ma deve essere un processo graduale, passo dopo passo si arriverà alla metà. In ogni caso non si tratta di terapie interminabili ma a breve termine, l’obiettivo è di riportare le persone all’autonomia nel più breve tempo possibile. Già dopo 10-15 sedute si possono iniziare a vedere ottimi risultati. Nel centro che dirigo lavoriamo anche con i gruppi, in una settimana di lavoro intensivo le persone riescono a superare le proprie ansie modificando i propri comportamenti e pensieri”.
L’approccio cognitivo-comportamentale, con le sue caratteristiche di efficacia, rapidità ed efficienza, sembra avere le carte in regola per affrontare le nevrosi del nostro secolo.

http://www.iwatson.com
http://clinicalevidence.bmj.com/
http://www.nice.org.uk/
http://www.who.int/en/
http://www.nimh.nih.gov/
http://www.psych.yorku.ca/bohr/6480_2005/documents/ReviewOfMetaAnalysesCBT2006.pdf

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   <title>Sorridere con gli occhi</title>
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   <published>2008-06-06T09:19:28Z</published>
   <updated>2008-06-06T09:30:50Z</updated>
   
   <summary>L’umore è influenzato dalle espressioni del viso. Faccio spesso fare il seguente esercizio: «Mettetevi comodi su una poltrona e distendete il viso e chiudete gli occhi. Ora provate a sorridere, provate a pensare a qualche cosa di disturbante. Ma continuate...</summary>
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      L’umore è influenzato dalle espressioni del viso. Faccio spesso fare il seguente esercizio: «Mettetevi comodi su una poltrona e distendete il viso e chiudete gli occhi. 
Ora provate a sorridere, provate a pensare a qualche cosa di disturbante. Ma continuate a mantenere il sorriso. Ora non sorridete più e corrugate la fronte. Pensate a qualche cosa di disturbante. Ora sorridete e vedete se riuscite a mantenere il pensiero disturbante». Se pensate a qualche cosa di disturbante per molti minuti diventa impossibile sorridere. Ma se arriva il pensiero negativo e si inizia a sorridere, il pensiero si neutralizza. Con il viso non si manifestano solo le emozioni, le si possono influenzare. Se si sorride, si attiva la biochimica dell’allegria. Ma si è realmente sicuri di sorridere con gli occhi? Per verificarlo faccio fare il seguente esercizio: «Mettetevi di fronte ad un’altra persona e copritevi la bocca con un foglio, Non la si deve vedere. Chiedete all’altra persona se riesce a capire dai vostri occhi se state sorridendo o non. Fate alcune prove. Se l’altro riesce a capire che avete le labbra all’insù, potete essere certi che avete state sorridono nel modo giusto. In caso contrario, avete un sorriso tirato e un po’ falso. Non vi aiuta a modificare la biochimica del cervello. State sicuri, si riesce sempre ad avere un bel sorriso con gli occhi.

Da &quot;Così non mi piaccio&quot; di Enrico Rolla edito con Gribaudi

      
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   <title>Pensieri per volersi bene (2° parte)</title>
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   <published>2008-05-07T08:40:20Z</published>
   <updated>2008-05-07T08:45:40Z</updated>
   
   <summary> 11 - Non dirti: “Questo stato d’umore passerà”. Tu devi farlo passare! 12 - Non fare tuoi i problemi degli altri. Se lo fai impari solo a soffrire con lui , non ad aiutarlo. 13 - Non dire all’altro:...</summary>
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11 - Non dirti: “Questo stato d’umore passerà”. Tu devi farlo passare!

12 - Non fare tuoi i problemi degli altri. Se lo fai impari solo a soffrire con lui , non ad aiutarlo.

13 - Non dire all’altro: “Io riesco meglio di te in questa attività”. Pensa a te stesso. Non al confronto.

14 - Non avere paura di dare. Devi avere paura se vuoi solo prendere. Il dare ti potrà ritornare. Prendere lo potrai fare una volta sola.

15- Aiutare gli altri lo si fa spesso per se stessi non per loro.

16-  In ogni attività quotidiana mettici la giusta tensione e nulla di più. Affannarsi non serve a migliorare le prestazioni, serve solo a confondere gli altri.

17- Se cerchi di dimostrare di essere superiore ad un altro cadrai al primo calcio che verrà dato allo sgabello su cui sei salito.

18 - Se gli altri ti vogliono vedere in piedi, sopra da una sedia, salici pure. Ma stai pronto a scendere prima che te la prendano a calci.

19- Non sei sulla giusta strada se diventi presuntuoso e arrogante con chi reputi inferiore. Rischi di prenderti troppo sul serio.

20- Non esistono persone più importanti. Esistono solo persone più o meno simpatiche.

Enrico Rolla da &quot;Il problema non è mio è tuo&quot; SEI editore
      
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   <title>10 (su 52) pensieri per volersi bene</title>
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   <published>2008-04-02T14:07:23Z</published>
   <updated>2008-04-02T14:08:40Z</updated>
   
   <summary>1 - Se provi disagio in alcune situazioni e ti dici: “Io sono fatto così e non posso faci niente”. Riuscirai soltanto a peggiorare. Con il tempo è più facile “marcire” che “maturare”. 2 - Competi con te stesso. La...</summary>
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      1 -  Se provi disagio in alcune situazioni e ti dici: “Io sono fatto così e non posso faci niente”. Riuscirai soltanto a peggiorare. Con il tempo è più facile “marcire” che “maturare”.

2 - Competi con te stesso. La competizione con gli altri non ti fortifica. Rischi di dipendere dal giudizio altrui.

3 - Non evitare di affrontare l’ansia. Ogni volta che superi il tuo disagio diventi sempre un po’ più libero. L’ansia non deve mai decidere per te.

4 - E’ troppo facile sottolineare gli errori degli altri. Non essere parsimonioso nelle lodi e apprezzamenti, aiutano l’altro a migliorarsi. Più critichi l’altro e più si convincerà della sua inadeguatezza. Non farlo.

5 - Più attribuisci importanza o non importanza agli altri, più indebolisci te stesso. Stai dipendendo dal giudizio. 

7 - Non sempre è facile trovare persone da cui è possibile imparare. Non lasciarti sfuggire l’occasione.

8 - Non centrare la tua attenzione sugli aspetti negativi degli altri. Ti sviluppa solo frustrazione e rabbia. Non ti aiuta certo a diventare più sereno.

9 - Ridurre la tua ansia dipende da te, non delegare ai farmaci, all’alcol o al cibo.

10 - Osserva in modo distaccato tuoi pensieri negativi. Non permettere che loro diventino la tua realtà, sono solo pensieri.

Enrico Rolla da Il problema non è mio è tuo
      
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   <title>Lo stress</title>
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   <published>2008-03-13T10:13:44Z</published>
   <updated>2008-03-13T10:14:14Z</updated>
   
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      Lo stress significa diverse cose per le persone: cercare un lavoro per la prima volta, avere un incontro con il capo, fare una presentazione. O ancora: un ritardo nella consegna di un importante fornitura, un cliente arrabbiato, un scadenza da rispettare troppo vicina, un errore ingiustificato, una differenza di opinione.
Qualcosa può essere stressante oggi, ma non deve necessariamente esserlo domani o il giorno successivo; inoltre una situazione può essere stressante per una persona ma non per un&apos;altra.
Lo stress si può definire quindi come: una risposta individuale alla pressione.

COSA SUCCEDE DENTRO IL VOSTRO CORPO

Se percepite la pressione come una minaccia o una sfida, il vostro corpo automaticamente si affatica: aumenta il battito cardiaco e sale la pressione sanguigna. I muscoli si tendono e si preparano all&apos;azione. I processi digestivi rallentano e si produce più acido nello stomaco. Il respiro diventa rapido perché i polmoni faticano a introdurre ossigeno
Questa reazione automatica e spesso conosciuta come la risposta di attacco-fuga perché questi cambiamenti preparano il corpo a lottare o a scappare.

La risposta di attacco-fuga ha rappresentato un meccanismo cruciale per l&apos;uomo primitivo. Essere pronti a combattere o a scappare verso la salvezza quando si era sotto pressione assicurava la sopravvivenza. Era quindi un ciclo utile.
Provate però ad applicare questo ciclo al vostro lavoro: vi sentite minacciati o sfidati dalla pressione nel vostro lavoro. Viene attivata la risposta attacco-fuga. Il vostro corpo va fuori controllo. Sul lavoro non potete attuare ne l&apos;attacco, perché non è costruttivo e perché magari non siete nella posizione di poterlo fare, ne la fuga, perché semplicemente non potete andarvene. Così, adesso, la pressione è diventata sia fisica che mentale.
Se provate ad ignorare la risposta di attacco-fuga, la pressione subdolamente aumenterà. 
Avete inconsapevolmente convertito un ciclo utile in una spirale discendente.

L&apos;innesco
La chiave per comprendere e gestire lo stress è sapere che la risposta di attacco-fuga è attivata solamente quando voi percepite una pressione come una minaccia o una sfida. 
Pensateci: Il vostro capo vi dice che desidera incontrarvi tra mezzora. Se la vostra risposta è iniziare a chiedervi: &quot;Perché io? Cosa ho fatto di sbagliato? Sto per essere licenziato…?&quot; …state già attivando la risposta di attacco-fuga. Iniziate a preoccuparvi seriamente dell&apos;incontro e aumentate la pressione sprecando la mezz&apos;ora che vi separa da esso. Arrivate all&apos;incontro in uno stato di stress.
      
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   <title>La paura del giudizio</title>
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   <published>2008-03-05T16:08:45Z</published>
   <updated>2008-03-05T16:09:45Z</updated>
   
   <summary> Per insegnare a superare la paura del giudizio che genera ansia sociale utilizzo spesso un programma per insegnare alle persone ad accettare il “No” e a dirlo. A fare complimenti in modo diretto e chiaro, a comunicare con gli...</summary>
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       Per insegnare a superare la paura del giudizio che genera ansia sociale utilizzo spesso un programma per insegnare alle persone ad accettare il “No” e a dirlo. A fare complimenti in modo diretto e chiaro, a comunicare con gli altri, anche con estranei. Il programma aiuta le persone a non avere più un muro che li divide dagli altri e a cominciare a provare  interesse per le persone e non paura. Un esempio di programma:

1-	Richiedere ad un/a amico/a un libro in prestito
2-	Richiedere ad un/a amico/a la sua macchina in prestito
3-	Richiedere ad un/a amico/a “interessante” un libro
4-	Richiedere ad un/a amico/a “Interessante” di dargli/le un passaggio in macchina
5-	Richiedere ad un/a amico/a “interessante” di andare insieme al cine
6-	Richiedere ad un/a amico/a “interessante” di andare insieme al ristorante
7-	Rifiutare di dare in prestito ad un/a amico/a un libro
8-	Rifiutare di dare in prestito ad un/a amico/a l’auto
9-	Andare in un negozio a vedere dei prodotti e non comperare
10-	Riportare indietro in un negozio un oggetto appena acquistato e richiedere la restituzione del denaro speso
11-	Chiedere dov’è la via in cui si è già
12-	Fare un complimento ad un/a amico/a per come è andato all’università o altro
13-	Fare un complimento ad un/a amico/a “Interessante” sulla sua intelligenza e simpatia
14-	Fare un complimento ad un/a amico/a “Interessante” sulla sua bellezza, carattere, abbigliamento
15-	Fare domande ad un/a amico/a sui suoi interessi
16-	Fare domande ad un/a estraneo/a sui suoi interessi
17-	Comunicare ad un/a amico/a i propri interessi
18-	Comunicare ad un/a estraneo/a i propri interessi
19-	Comunicare ad un/a amico/a interessante la propria simpatia, stima, affetto, ecc.

Enrico Rolla &quot;Ricomincia da te&quot;
      
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   <title>L’aspettativa e il tempo</title>
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   <published>2008-02-28T11:34:01Z</published>
   <updated>2008-02-28T11:34:42Z</updated>
   
   <summary> L’aspettativa e il tempo Possiamo pensare che le paure, le fobie e le ossessioni che abbiamo con il tempo passino. Ricordiamoci che con il tempo: “E’ più facile marcire che maturare”. A volte è possibile. Alcune paure o ossessioni...</summary>
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       L’aspettativa e il tempo

Possiamo pensare che le paure, le fobie e le ossessioni che abbiamo con il tempo passino. Ricordiamoci che con il tempo: “E’ più facile marcire che maturare”.
A volte è possibile. Alcune paure o ossessioni con il tempo si attenuano. Si tratta della “remissione spontanea dei sintomi”. Alcune persone, dopo una crisi di panico, non ne hanno più avute. Ma non avviene sempre così. Come abbiamo visto la crisi di panico può evolversi in agorafobia e la persona con il tempo aumenta gli evitamenti. La fobia è paragonabile ad una macchia d&apos;olio che lentamente si allarga. Così, ad esempio, una persona che all’inizio ha paura ad andare al super mercato, finisce poi col non riuscire più ad andare in macchina, a muoversi a piedi, ad andare al ristorante. La sua fobia non è passata, anzi tende ad aumentare di mese in mese. Pensate che possa passare da sola la fobia del cane o del gatto? E’ molto improbabile, se non ci si esercita ad affrontarla.
Per le ossessioni e compulsioni può avvenire la stessa cosa. E’ vero che molti di noi hanno qualche mania, come contare numeri, sottrarli, dividerli o pulire e ripulire la casa. Ma ciò non crea gravi problemi, quelle piccole manie possono rimanere come sono e forse possono anche attenuarsi. Ma quando ci si accorge, e non è possibile non accorgerene che le ossessioni tendono ad occupare molto tempo della giornata, allora è necessario intervenire. Occorre imparare a bloccarle e a gestirle. 
Sapere perché si sono sviluppate delle fobie o ossessioni può essere interessante ma diventa determinante capire cosa le mantiene, quali sono i meccanismi cognitivi e comportamentali che mettiamo in atto per rimanere di fatto dentro al problema. Allora, ecco, si devono studiare con attenzione i pensieri che non sono utili e tutti i comportamenti conseguenti. Se, ad esempio, vediamo un ossessivo che attua le sue compulsioni, non è saggio dirgli : “Con il tempo passeranno e se riesci a capire il problema andranno via”. La comprensione e il tempo non bastano. Il problema non passa da solo. Occorre invece attrezzarsi per affrontarlo. 
Diventa, allora, importante intervenire subito. Chi ha avuto una crisi di panico, deve essere subito informato di cosa si tratta, e delle tecniche da usare per superarlo. Aspettare, anche poche settimane, può essere rischioso. La macchia d’olio inizia ad allargarsi.

Quindi non aspettiamo che il tempo lenisca le nostre ferite, vi è il rischio della cancrena. 

Da &quot;Ricomincia da te&quot; di Enrico Rolla
      
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   <title>La terapia cognitivo-comportamentale: un approccio educativo</title>
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   <published>2008-02-20T14:08:49Z</published>
   <updated>2008-02-20T14:11:19Z</updated>
   
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      La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio educativo. Che mira a trasferire sia abilità comportamentali, come, ad esempio, entrare in un luogo affollato per un agorafobico, sia cognitive, cioè modificare quei pensieri e quelle credenze che possono creare disagio. Dai suoi inizi negli anni &apos;50 ad oggi, la terapia cognitivo-comportamentale ha come base un approccio sperimentale, cioè verifica costantemente i risultati ottenuti e sottopone a controllo la validità delle sue tecniche. 
Rapida è stata la sua evoluzione. Dalle prime tecniche, quali la desensibilizzazione sistematica, si è giunti a «pacchetti» di tecniche, che, dedicando una particolare attenzione agli aspetti cognitivi, permettono al paziente di sviluppare sempre maggiori abilità che gli consentono di evitare eventuali ricadute. Inoltre il terapeuta, conoscendo quali tecniche ottengono maggiori risultati, in relazione a specifici problemi, non rischia di operare in modo casuale o istintivo.

 Quali risultati si ottengono con la psicoterapia cognitivo-comportamentale e qual è il tempo medio di un intervento terapeutico? 
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è un tipo di terapia breve. Mediamente si ottengono risultati positivi in circa tre mesi di trattamento con una o due sedute setti-manali. Spesso inizio con due sedute settimanali nel primo mese, poi, a secondo delle abilità acquisite dal paziente, passo a una seduta settimanale. I risultati dipendono dalla gravità del problema. 
Per l&apos;agorafobia di entità media si ottengono oltre l&apos;85% di risultati positivi, che tendono a ridursi a circa il 60% se il paziente presenta anche un&apos;elevata depressione. In questo caso il paziente non è motivato ad affrontare i programmi terapeutici, e il suo livello di collaborazione è molto basso.
Tuttavia, in base alla mia esperienza, ho potuto vedere che, non mirando a ottenere rapidi risultati e dedicando particolare attenzione al suo modo di pensare (aspetto cognitivo), è possibile motivarlo maggiormente al trattamento, e quindi evitare l&apos;interruzione della terapia. Analoghi risultati si ottengono per la paura del male e la fobia d&apos;esame e le fobie sociali. 
La terapia cognitivo-comportamentale ha ottenuto positivi risultati nel trattamento di bulimia, anoressia, problemi sessuali, disturbi del linguaggio e tic. Ho accennato a queste aree e non ad altre, perché in queste ho avuto una diretta esperienza terapeutica. 
Per i pensieri e i comportamenti ossessivi le ricerche dichiarano successi tra il 65 e l&apos;85%. Per gli ossessivi gravi, quelli che, ad esempio, si lavano moltissime volte al giorno le mani, ho ottenuto risultati positivi solo con un intervento quotidiano e sistematico. I loro trattamento diventa difficile senza poter disporre di una struttura adeguata, come una clinica, dove giornalmente sono seguiti, con specifici programmi rieducativi. 
Con la depressione le attuali ricerche hanno ottenuto incoraggianti risultati, applicando prevalentemente tecniche cognitive per modificare gli schemi di pensieri dei soggetti depressi e indirizzarli verso l&apos;azione.

Enrico Rolla &quot;Così non mi piaccio&quot;
      
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   <title>Il grande lottatore</title>
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   <published>2008-02-13T08:06:31Z</published>
   <updated>2008-02-13T08:07:16Z</updated>
   
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      Una volta c’era un lottatore, era grande e forte. Quando si allenava riusciva sempre a battere tutti gli avversari e anche il suo maestro. In allenamento era invincibile. Ma quando era in gara perdeva. Anche gli avversari più deboli riuscivano a batterlo. Decide di chiedere aiuto ad un maestro Zen. “Capisco il tuo problema, tu soffri di ansia da palcoscenico”, gli disse il maestro. “Ora devi pensare di essere un’onda, una grande onda che travolge tutto, concentrati!”. Il lottatore inizia a concentrarsi e vede l’onda che si avvicina al tempio travolge le statue, poi gli arredi del tempio. L’onda si fa sempre più grossa e travolge il tempio che scompare.
 Il maestro lo interrompe dalla meditazione e dice: “So che hai visto l’onda, lo vedo dal tuo viso, tu ora sei l’onda, non avrai più paura di nulla. Ora puoi andare”. Quando il lottatore combatteva, si vedeva trasformarsi in un’onda e divenne invincibile. Divenne il più grande lottatore. Tornò dal maestro per ringraziarlo. Il maestro gli disse: “Se si affronta ogni situazione in modo deciso e diretto, noi diventiamo questa situazione e la situazione diventa noi”.

Da Enrico Rolla &quot;Ricomincia da te&quot;
      
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   <title>La perdita</title>
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   <published>2008-02-07T16:44:15Z</published>
   <updated>2008-02-07T09:09:26Z</updated>
   
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      Una  coppia di anziani coniugi ha ricevuto in eredità circa cento milioni. Dopo il primo momento di euforia,  si è presentato loro il problema di come investire il denaro. Consigliati da un amico, lo mettono in azioni. Da quel momento  iniziano a perdere la loro serenità.
Le azioni iniziano a scendere e il loro disagio  cresce di conseguenza. Ogni giorno controllano i dati della borsa e diventano tesi ed irritabili.

 Hanno perso la loro serenità che avevano con fatica conquistato. Ma l’avevano realmente conquistata?

Da &quot;Il problema non è mio è tuo&quot; Enrico Rolla
      
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   <title>Cadere dalla sedia</title>
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   <published>2008-02-04T07:48:17Z</published>
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      Un noto attore di teatro,  si trova  a Torino per alcune recite. Dovrà rimanere in città per circa un mese. Dopo un breve giro per Torino, ritorna in teatro tutto trafelato ed è in preda ad un profondo sconforto. Rivolgendosi ad un amico dice: “Sono entrato in alcuni negozi, ho passeggiato per la città. Non ho trovato nessuno che mi abbia riconosciuto!”.
	
Probabilmente non amerà più molto Torino. Ma sarà riuscito a scendere dall’altezza del suo successo su cui era stato o si era posto?

Da &quot;Il problema non è mio è tuo&quot; Enrico Rolla
      
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   <title>L’identificazione</title>
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   <published>2008-01-31T15:57:06Z</published>
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      Marco: 	“Mi hai detto che ultimamente la tua azienda non va bene, è vero?”.
Carlo: 	“Sì. Ho perso due commesse molto importanti, ho veramente gravi 		difficoltà economiche”.
Marco: 	“Come riesci ad affrontare la situazione?”.
Carlo: 	“Malissimo. Non riesco più a dormire bene e sto male appena arrivo in 	azienda”.	
Marco: 	“Rischi di chiudere l’azienda?”.
Carlo: 	“Sì. Devo trovare dei finanziamenti”.
Marco: 	“Da quanto tempo stai male?”.
Carlo: 	“Da più di un mese. Ho anche continuamente dei giramenti di testa e mi 		sto riempiendo di tranquillanti”.
Marco: 	“Ma se tu dovessi  chiudere l’azienda, ti rimarrebbero ancora le tue 		proprietà?”.
Carlo: 	“Sì. Mi rimarrebbe la casa in città, la casa in campagna e il patrimonio di 		famiglia”.
Marco: 	“Quindi saresti ancora una persona benestante?”.
Carlo: 	“Sì, ma non posso pensare di non avere più l’azienda”.
Marco: 	“Mi hai detto che stai male perché va male l’azienda, non è vero?”.
Carlo: 	“E’ normale, qualunque persona al mio posto starebbe male!”.
Marco: 	“Ma tu non sei l’azienda, tu sei Carlo”.
Carlo: 	“No, io sono l’azienda”.

L’umore di Carlo dipende dagli eventi esterni. Il suo star bene o male è inscindibile dal conto economico della sua azienda. Carlo è diventato un conto economico.

da &quot;Il problema non è mio è tuo&quot; Enrico Rolla
      
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